Stati Residui della Forma
Il progetto si sviluppa a partire da una serie di conchiglie profondamente trasformate dal tempo e dall’azione del mare. Del loro aspetto originario resta poco: emergono strutture consumate, svuotate, segnate da erosioni e fratture che ne hanno ridefinito le forme.
Attraverso la fotografia, questi elementi vengono sottratti a una lettura naturalistica e isolati da qualsiasi contesto. L’assenza di riferimenti permette di concentrarsi su forma e materia, portando l’oggetto oltre la sua identità originaria e verso una lettura più aperta.
Il lavoro si muove tra due direzioni complementari: da un lato l’esplorazione della materia, con superfici irregolari, porose e discontinue; dall’altro la rivelazione di una forma come esito di processi organici sedimentati, tracce di ecosistemi passati che hanno progressivamente inciso e ridefinito la struttura originaria.
All'interno di questo contesto la luce interviene in modo selettivo, incidendo direttamente sulla percezione dell’oggetto. Penetra nelle cavità, ne evidenzia gli spessori e interrompe la continuità delle superfici, rivelando ciò che altrimenti resterebbe nascosto. Non chiarisce, ma complica la lettura, amplificando ambiguità e possibilità interpretative. Ne emerge una materia che cede, si deforma e si disgrega, definitivamente compromessa dall’azione del tempo.
Il progetto si concentra sulla trasformazione come processo: non sull’oggetto originario, ma sulle tracce che il tempo e gli ecosistemi hanno depositato e inciso nella materia, ridefinendone profondamente la struttura.
Attraverso la fotografia, questi elementi vengono sottratti a una lettura naturalistica e isolati da qualsiasi contesto. L’assenza di riferimenti permette di concentrarsi su forma e materia, portando l’oggetto oltre la sua identità originaria e verso una lettura più aperta.
Stati Residui della Forma
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