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Chi sono

La fotografia cattura attimi lontani da ogni aspettativa. Ogni scatto è un frammento privo di un significato definito, e proprio questa assenza lascia spazio alla riflessione.

Il mio lavoro torna sempre sulla stessa domanda: che cosa resta. Resta nelle tracce che il tempo lascia sulle cose, nelle forme che l’acqua restituisce alla terra, nei luoghi che conservano ciò che è stato, anche quando non è più visibile. Resta nelle strade di una città attraversata di notte, dove di una vita si intravede appena una finestra socchiusa.

Anche le persone che fotografo sembrano aspettare qualcosa. Si fermano davanti al mare, davanti a una finestra, sul bordo di una strada, su una terrazza che guarda lontano. Restano immobili abbastanza a lungo da permettere allo sguardo di andare dove il corpo non arriva. Non sono soltanto presenze, ma figure sospese tra un luogo e ciò che quel luogo può evocare.

Per questo il mio lavoro non è una raccolta di paesaggi, ma di tracce, presenze e attese. I progetti nascono così e prendono forme diverse: alcuni si sviluppano nel tempo, altri durante un viaggio; alcuni sono realizzati su pellicola, altri con strumenti differenti. A tenerli insieme non è la tecnica, ma lo stesso sguardo: attento a ciò che rimane, a ciò che manca e a ciò che, per un istante, affiora.