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Nei cimiteri, i campi a rotazione sono aree destinate a nuove sepolture, dove periodicamente le tombe più antiche vengono rimosse per lasciare spazio ai nuovi defunti. Dopo lo sgombero, il terreno rimane spoglio e deserto, privo di vegetazione, quello che resta è segnato solo dal ricordo di ciò che ha ospitato per anni: i corpi dei defunti e, insieme a loro, oggetti, vestiti e offerte lasciate da amici e familiari.
“Quello che resta.” I campi in rotazione sono, all’interno dei cimiteri, quelle porzioni di terra preparate per accogliere nuove sepolture. In periodi alterni, le tombe più vecchie vengono rimosse per far posto alle nuove. Quello che resta, per un periodo più o meno breve, è un campo vuoto, brullo, senza vegetazione, che per alcuni anni ha ospitato i corpi dei defunti e con loro tutti gli oggetti portati dai loro cari.
In questo spazio temporaneamente desolato, emergono tracce di vite passate: oggetti, vestiti e ricordi lasciati da amici e parenti. Questi frammenti, sparsi in un terreno apparentemente arido, raccontano storie di emozioni, affetti e memorie appartenenti a persone che un tempo vi erano legate.
Dal suolo emergono cose, come in un abbraccio confuso tra pietre, foglie ed erba, rivelando un mondo complesso e piccolo. La mia ricerca all’interno di questi campi si traduce in una raccolta visiva minuziosa e quasi ossessiva di questi reperti. Ogni fotografia è concepita come una texture unica, volta a raccontare storie che rimangono enigmatiche e incompiute.
Questo progetto non è solo una documentazione, ma un’esplorazione emotiva. Ogni immagine è un frammento di un racconto che non conosceremo mai del tutto, ma che ci invita a riflettere sulla natura effimera della vita e sui segni indelebili che essa lascia dietro di sé.
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